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02/03/2019 Sono le ore:
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Articolo preso dal sito del PD Nazionale

Delrio: “Pendolari e nuovi bus, ecco le priorità del 2017”
“Quest’anno pronti 4,5 miliardi per rinnovare il parco mezzi pubblici”
Intervista al ministro delle Infrastrutture e Trasporti di Umberto Mancini - Il Messaggero

Le priorità – dice il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio al Messaggero – sono i pendolari e il potenziamento dei trasporti pubblici locali, con il rinnovo del parco bus, il più obsoleto d’Europa, con un piano da 4,5 miliardi».

Ministro Graziano Delrio, partiamo dalle priorità del 2017: che obiettivi vi siete dati per questo scorcio di legislatura? E quali ostacoli vanno superati?
«Nel 2016 abbiamo messo molte scelte per infrastrutture e trasporti sulla buona strada. Grazie all’impostazione strategica data con la “struttura tecnica di missione” e alla filosofia dettagliata nel codice degli Appalti: opere utili, interventi per valorizzare l’esistente, oltre alla programmazione delle infrastrutture da realizzare e con finanziamenti e tempi certi. E poi abbiamo favorito il trasporto sostenibile con la “cura” del ferro. Concretamente questo significa che molte opere sono ben avviate: i cantieri e la spesa procederanno nel 2017. Senza intoppi».

Scendiamo nei dettagli. Di che opere parliamo?
«Penso ai corridoi europei come l’Alta Velocità Napoli-Bari e alle opere transfrontaliere come i tunnel del Brennero e il Terzo Valico. Abbiamo chiuso il 2016 con l’inaugurazione della Salerno-Reggio Calabria e dell’Alta Velocità Milano-Brescia, mentre nel 2017 aprirà la stazione per l’Alta velocità di Afragola, i cui cantieri abbiamo sbloccato nel 2015. Tra le opere principali di Anas, che ha appena completato la Quadrilatero, ci saranno la Ionica e la manutenzione straordinaria della Orte Mestre. Un programma importante».

E sul fronte delle Ferrovie dello Stato?
«Con Rfi è stato inaugurato il collegamento ferroviario del porto di Livorno, completando un ultimo miglio fondamentale per la logistica, visto che abbiamo l’obiettivo di spostare il 30% delle merci dalla gomma al ferro nei prossimi tre anni e, dal 2018, quello di utilizzare la linea alta velocità anche per il trasporto merci. La lista potrebbe continuare a lungo soprattutto ricordando il “D Day” degli investimenti che, con la delibera del Cipe del 10 ottobre, ha ripartito 28 miliardi di Fsc (Fondi per lo sviluppo e la coesione), di cui ben 11,5 alle infrastrutture, superando la frammentazione dei 22 mila interventi come era avvenuto nel ciclo 2007-2013».

C’è poi il piano con le Regioni che definisce, una volta per tutte, le linee strategiche sul territorio.
«La priorità principale è il potenziamento del trasporto pubblico nelle città e per i pendolari per cui abbiamo concluso accordi di programma con le Regioni. L’obiettivo è migliorare í servizi. I risultati cominciano a vedersi, ma dobbiamo fare ancora molto. Il piano “Ferro” regionale da oltre 2 miliardi e il nuovo piano per le metropolitane da 1,2 miliardi daranno una grossa mano a spostare la mobilità nelle città verso il mezzo pubblico. Già oggi il tram di Palermo o la metro di Catania o la bellezza della metro di Napoli, tutti graditissimi dai cittadini, sono segni della direzione giusta».

Per la prima volta, dopo tante incomprensioni, c’è stata una concertazione fruttuosa con le Regioni?
«Tutte le infrastrutture da costruire nei prossimi anni per la prima volta in Italia sono state scelte in base a priorità discusse con le Regioni e comprese nei contratti di programma di Anas ed Rfi, cioè in piani e programmi pluriennali. Adesso facciamo in modo di essere rapidi a realizzare: i risultati del 2016 ci dicono che con trasparenza e regole semplici ce la facciamo».

Ci sarà spazio anche per il Ponte sulle Stretto o i soldi serviranno per la messa in sicurezza del nostro territorio?
«La messa insicurezzadel territorio è la priorità insieme al miglioramento dei servizi pubblici di trasporto a Sud. Per questò abbiamo moltiplicato gli investimenti in cura e manutenzione. Come detto più volte, del Ponte sí potrà ragionare nell’ambito del corridoio Napoli-Palermo ad alta velocità, cioè in base a una valutazione di costi e benefici e con la procedura del dibattito pubblico».

Il vero tema resta quello del trasporto pubblico locale e del rinnovo del parkik. co mezzi. A che punto siamo? Che cosa accadrà durante il 2017? «Il parco mezzi pubblici italiani su gomma è il più vecchio e inquinante d’Europa. Bisogna cambiare. Ne va della qualità del servizio ai cittadini e dell’aria nelle nostre città. Ci siamo posti il problema già nel 2016 e abbiamo a disposizione, come cofinanziamenti agli enti locali, 700 milioni di euro. Ora siamo pronti per il decreto che permette di mandare a gara l’acquisto di autobus in quote regionali per un valore di oltre 3.700 milioni, previsti dalla legge di Stabilità 2017, dal 2019 al 2033. Quindi quasi 4,5 miliardi di euro per il più grande ricambio di mezzi pubblici mai fatto finora in Italia. Una vera rivoluzione».

Passiamo al matrimonio Fs-Anas: il progetto è morto oppure no? «Assolutamente no. Entrambe le società in questo anno rafforzeranno le proprie performance, per affrontare meglio la sfida. Rfi, che si occupa di infrastrutture ferroviarie, ha investito 2,7 miliardi nel 2014 e nel 2017 dovrebbe arrivare a quota 4,6 miliardi. L’Anas da 1,7 del 2015 passerà a 2,6 miliardi nel 2017».

Le Ferrovie dello Stato acquisteranno Atac per salvarla dal fallimento? «Il gruppo guidato dall’ad Renato Mazzoncini ha presentato un piano industriale ambizioso e di cui condividiamo totalmente l’impostazione: Alta velocità, sicurezza e manutenzioni, completamenti, trasporto pubblico locale e internazionalizzazione. Sono convinto che una maggiore presenza di Fs sulla rete regionale possa contribuire a incrementarne la qualità e la sicurezza. Va in questo senso, ad esempio, il rilevamento delle Ferrovie Sud Est in Puglia. Atac aveva acquistato con il Sindaco Marino 150 autobus e altri si possono mettere in cantiere: siamo sempre pronti a collaborare per aiutare i cittadini, ma è il Comune che decide le sue strategie».

Passiamo al terremoto, la missione è stata completata? Quante risorse avete impegnato e quante saranno quelle che intendete mettere a disposizione?
«Sono state stanziate risorse per far partire i cantieri per 4,5 miliardi, di cui 3,5 per i privati. Ad avanzamento della spesa, se saranno necessarie altre risorse, c’è l’impegno a reperirle. Non vanno dimenticati inoltre gli incentivi per la messa in sicurezza antisismica delle abitazioni nelle zone sismiche 1, 2 e 3 nel Paese: le detrazioni sono state aumentate e si potranno richiedere in 5 anni. Vanno dal 70 fino all’80% per edifici singoli e all’85% nei condomini. E’ uno dei perni di “Casa Italia”. I decreti attuativi sono pronti. Tutto procede secono i progetti».

Dopo l’azione del governo di fine dicembre per supportare le scelte di Alitalia, come si procede ora in vista della presentazione del piano industriale?
«Insieme al presidente del Consiglio Gentiloni abbiamo lavorato con i ministri Calenda e Padoan perché gli azionisti superassero un passaggio delicato e si aprisse una nuova fase. Chiaramente i problemi che hanno portato a questa situazione sono strutturali e vanno affrontati in modo definitivo perché la compagnia possa sfruttare l’incremento di richiesta di trasporto aereo a livello nazionale e globale».

Articolo preso dal sito del PD Nazionale
Di Salvo: “Voucher, la Cgil guarda indietro. La riforma deve essere corretta ma non cancellata”
Intervista a Titti Di Salvo di Alessandra Ricciardi – Italia Oggi

C’è uno strano fenomeno per cui le cose diventano un tormentone e allora diventano un’altra cosa. Ora il tormentone sono i voucher». Titti Di Salvo, deputata del partito democratico, vicepresidente della commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, ex militante di Sinistra e libertà, ha alle spalle una lunga carriera nella Cgil, di cui è stata la prima segretaria regionale donna per il Piemonte. A chi come Maurizio Landini chiede che i voucher siano aboliti, Di Salvo risponde: «Le battaglie si fanno guardando avanti e non indietro». E spiega che anche il Jobs act, a cui i voucher sono accostati, «è la strada giusta per il lavoro»…. Una difesa della riforma messa sotto accusa dal sindacato guidato da Susanna Camusso, che le ha scagliato contro un referendum abrogativo con oltre 3 milioni di firme raccolte, niente affatto esente però da critiche: ‘Vanno apportati correttivi anche d’intesa con il sindacato, come avvenuto sulle pensioni».

Ora che c’è in ballo il referendum della Cgil contro il Jobs act, l’abuso dei voucher è diventato di attualità.
«Innanzitutto chiariamo che la normativa dei voucher non è nel Jobs act: sia l’ampliamento a tutti i settori produttivi che il superamento dell’occasionalità sono stati introdotti prima del governo Renzi. L’esplosione dei voucher ha invece determinato un intervento correttivo entrato in vigore proprio a ottobre scorso con la tracciabilità trimestrale dello strumento. Agli inizi di gennaio avremo i dati».

Le cronache parlano di lavori niente affatto occasionali che vengono pagati con i voucher.
«Il voucher non può essere la strada per far entrare dalla finestra quello che abbiamo fatto uscire dalla porta. Sono stati concepiti per pagare non più in nero lavoretti come le ripetizioni date da uno studente oppure le piccole opere dí giardinaggio di un pensionato. Contro gli abusi occorre intervenire per riportare lo strumento alla sua natura. I dati della tracciabilità cí aiuteranno. Ed è una cosa che il Pd e il governo faranno a prescindere dal referendum».

In verità il ministro del lavoro Giuliano Poletti aveva liquidato la necessità di correttivi dicendo che tanto si va a elezioni prima del referendum.
«Non condivido la dichiarazione, che poi tra l’altro Poletti ha rettificato. Il lavoro, la lotta alla precarietà sono nel dna del Pd. Se si va al voto tra due mesi, gli interventi sui voucher devono far parte del nostro programma elettorale. Non capisco alcune strumentalizzazioni. C’è uno strano fenomeno per cui le cose diventano un tonnentone, e così diventano un’altra cosa… ora è il tonnentone è quello dei voucher ed è difficile far emergere i problemi veri».

La Cgil chiede che i voucher siano aboliti.
«Io sono convinta che le battaglie si fanno guardando avanti e non indietro».

Cosa pensa dei quesiti referendari posti dalla Cgil?
«Rispetto il referendum, è una scelta democratica. Ma non li condivido».

Neppure quello che punta a ripristinare le tutele cassate dal Jobs act in merito ai licenziamenti?
«Premesso che mi pare un quesito non solo abrogativo, su cui la Consulta deciderà per l’ammissibilità, io penso che quella del Jobs act sia la strada giusta per il lavoro. E in tempo di crisi è giusto chiedersi se la strada che si è imboccata sia giusta o sbagliata. Occorre far costare di meno il lavoro stabile, incentivare i contratti a tempo indeterminato. I dati ci dicono che con il Jobs act i contratti stabili sono aumentati. Nella legge di bilancio sono state introdotte misure per favorire le assunzioni dopo l’alternanza scuola lavoro, il presidente Paolo Gentiloni ha posto l’accento dell’azione di governo sul lavoro, i giovani, il Sud. Mi pare la direzione giusta».

I dati dicono anche che sono aumentati i licenziamenti.
«I dati vanno analizzati. Prima c’era il fenomeno delle dimissioni in bianco, che erano licenziamenti camuffati. Ora non sono più possibili, e probabilmente sono diventate licenziamenti. Non dico che è la riforma perfetta, ma che occorre lavorare ai correttivi senza stnunentalizzazioni. L’esempio giusto è quello delle pensioni».

Ripristinare la concertazione anche sul lavoro?
«Perché no, si individua il problema, ci si confronta con le parti sociali. Poi il governo si assume la sua responsabilità e decide. La politica fa il suo mestiere, il sindacato pure».

Lavoro, senatori Pd: il governo accolga miglioramenti sul jobs act - 29/11/2014


Le minoranze del Pd chiedono che l'approvazione del jobs act al Senato non sia un passagio formale. "Pur permanendo diverse criticità, è innegabile che sia al Senato e sia alla Camera, nel lavoro di Commissione, siano stati compiuti passi in avanti rispetto al testo originario presentato del Governo sulla delega lavoro. Riteniamo perciò che la terza lettura non possa rappresentare una mera formalità burocratica, ma, al contrario, il dibattito in aula possa e debba consentire - pur nel rispetto di tempi rapidi di approvazione - di meglio definire gli indirizzi contenuti nella legge delega in vista della successiva stesura dei decreti delegati”.
E’ quanto si legge in un documento firmato dai senatori della minoranza del Pd Erica D'Adda, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Cecilia Guerra, Patrizia Manassero, Carlo Pegorer e Walter Tocci.

“Ci attendiamo, perciò dal Governo – si legge nel documento -, che si assuma impegni precisi su aspetti delicati quali, per esempio, il reintegro del lavoratore licenziato con motivazioni economiche che si rivelassero palesemente infondate",
"Allo stesso modo, chiediamo chiarezza sulle risorse disponibili e spendibili dal 2015 per i nuovi ammortizzatori sociali e per il nuovo sistema di politiche attive del lavoro, ponendo fine al balletto di cifre e definendo anche un cronoprogramma per gli interventi della riforma, che altrimenti rischia ancora una volta di limitarsi ai soli aspetti contrattuali”.

“Resta, infine, la nostra netta contrarietà all'introduzione nel nostro ordinamento non già di un "contratto a tutele crescenti" per favorire l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, ma di quello che nei fatti rappresenta una nuova tipologia contrattuale a "tutele ridotte" per tutta la vita lavorativa del nuovo assunto". I senatori della minoranza Pd concludono: "Dunque, se il Governo vorra' c'e' ancora tempo, affinché il Jobs Act non sia unicamente ricordato come la nuova frontiera dello scontro con il sindacato e non finisca per diventare una straordinaria occasione perduta per ammodernare per davvero il nostro sistema delle imprese e contribuire sia alla ripresa economica sia a ricucire gli strappi nella coesione sociale prodotti da questa interminabile crisi".

Articolo tratto dal sito del PD Nazionale www.partitodemocratico.it


Renzi: "Ce la faremo, noi più forti della crisi e della paura"  - 29/11/2014

“È un momento difficile per il Paese. È un momento in cui è forte il sentimento di rassegnazione, di stanchezza. Quanti dicono "ah, non ce la faremo mai"? E invece noi ce la faremo, ce la faremo perché siamo più forti della crisi, più forti della paura, più forti anche delle debolezze che ha il sistema Paese”.
È quanto affermato dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, in un messaggio all’Assemblea nazionale della CNA, la Confederazione nazionale artigianato. Un incontro che quest'anno si tiene in un luogo simbolico, un capannone della Ptl a Mirandola, uno stabilimento metalmeccanico ricostruito dopo il terremoto del maggio 2012.

"Per la prima volta lo Stato che dimagrisce anziché ingrassare. La riduzione delle tasse come un inizio di un processo rivoluzionario, questo è il nostro obiettivo”, ha aggiunto Renzi, ricordando la "riduzione di 18 miliardi di tasse" contenuta nella legge di stabilità.

"Non soltanto gli 80 euro per i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, ma anche un abbassamento dell'Irap, una semplificazione delle procedure, la possibilità per chi dal primo gennaio creerà posti di lavoro a tempo indeterminato per i primi tre anni di non pagare i contributi. Un investimento cioè sul futuro, sul domani del nostro Paese", ha affermato ancora il presidente del Consiglio nel messaggio, ricordando alcuni dei provvedimenti messi in campo dal Governo.

"La nostra parte la facciamo semplificando il sistema fiscale, rendendolo più semplice, anche perché vorrei vedere come si fa a rendere più complicato il sistema fiscale italiano. Modificando il sistema della giustizia civile con il tribunale delle imprese, per dire 'sì sì' o 'no no' senza farla troppo lunga, intervenendo su una burocrazia, vi parla un ex sindaco, che stritolerebbe anche un leone. Tutte cose che possiamo e dobbiamo fare, ma accanto a questo c'è la passione, l'energia, la determinazione, il coraggio e l'impegno di chi come voi oggi sceglie un luogo, un luogo che era stato distrutto dal terremoto e che voi avete rimesso in piedi dagli emiliano romagnoli. Ma accanto alla tenacia degli emiliani romagnoli, quelle terre sono state ricostruite dalla passione e dal coraggio degli artigiani, degli imprenditori e dei lavoratori”.

"L'Italia oggi è divisa tra chi pensa che di fronte ad un problema si debba urlare più forte e alimentare il problema per creare ancora più tensioni e chi invece, rimboccandosi le maniche, facendo il proprio pezzo di strada questo Paese lo rimette in gioco. Quelli siamo noi, quelli siete voi, quella è l'Italia che porterà il Paese fuori dalle sabbie mobili dal pantano".
"Ciascuno di voi è un imprenditore, un artigiano, un lavoratore. Sa perfettamente che partire la mattina con il grido 'tanto non ce la faremo mai', non è soltanto frustrante, rende impossibile l'impresa. Chi la mattina si alza e prova a fare il suo mestiere, e lo fa mettendosi in gioco tutto, è un eroe dei tempi nostri, è un eroe della quotidianità. Ed è a queste persone che io rivolgo il mio saluto e anche il mio appello: dateci una mano a cambiare l'Italia".


Articolo preso dal sito del PD Nazionale www.partitodemocratico.it


"Le città Metropolitane e le nuove Province: l'aspetto istituzionale".
Primo corso di formazione sulla riforma degli enti locali

"Le città Metropolitane e le nuove Province: l'aspetto istituzionale". E' questo il titolo del primo corso organizzato dal dipartimento Formazione politica del Pd, in collaborazione con i gruppi democratici di Camera e Senato, che si terrà sabato 29 novembre, a Roma (via in Miranda, 10 San Lorenzo de' Speziali), dalle 10.00 alle 18.00.

L’appuntamento sarà aperto da un saluto di Luigi Zanda, presidente del gruppo Pd al Senato a cui seguirà l'introduzione al corso di Andrea De Maria, responsabile della Formazione politica Pd. Gli interventi saranno aperti da Andrea Giorgis, deputato Pd e docente di diritto costituzionale presso l’Università degli studi di Torino, seguiranno Francesca Rosa, docente all'Università di Foggia e Matteo Rossi, presidente della Provincia di Bergamo, che interverranno sul tema "La costruzione della nuova Provincia".

Nel pomeriggio alle 14.30, interverrà Walter Vitali che relazionerà su "La costruzione della città metropolitana"; a seguire Elena Gamberini, direttore generale Unione dei Comuni della bassa reggiana, che affronterà il tema "Unioni dei Comuni, fusioni e nuove province" e Catiuscia Marini, presidente dell'Umbria, che interverrà su "La Regione alla prova dei nuovi assetti".

Articolo tratto dal sito del PD Nazionale www.partitodemocratico.it

Associazionismo, Porta (PD): “Partire dalla riforma del terzo settore per rilanciare l’impegno di governo e parlamento a sostegno delle associazioni italiane all’estero”

Roma, 28 nov - “Una nuova politica per rilanciare il ruolo dell’Italia nel mondo non può prescindere dalla rete associativa costruitasi nel corso degli anni grazie alla feconda attività delle nostre collettività all’estero”: è quanto sostenuto dal presidente del Comitato per gli italiani nel mondo e la promozione del Sistema Paese della Camera dei deputati Fabio Porta, nel dibattito che è seguito alla relazione del viceministro del Lavoro Luigi Bobba sulla riforma del terzo Settore, a conclusione delle due giornate di studio organizzate a Roma dall’Intergruppo parlamentare sulla Sussidiarietà. “La riforma deve in primo luogo spronare il Parlamento ad approvare rapidamente una normativa specifica sull’associazionismo italiano all’estero, anch’esso meritevole di sostegno ed agevolazioni da parte dello Stato”, ha aggiunto il parlamentare eletto all’estero.“I nuovi processi di grande mobilità che hanno riportato negli ultimi anni centinaia di migliaia di giovani italiani in tutti i continenti costituiscono – sempre secondo Porta – un nuovo fattore determinante per una specifica e aggiornata legislazione in questa materia”. “L’esperienza positiva del servizio civile internazionale, rilanciata dalla legge di riforma del terzo Settore, andrebbe accompagnata da una parallela attenzione al tessuto associativo delle nostre comunità all’estero”; “anzi – continua il deputato del Pd – sono proprio questi nuovi fenomeni a intervenire in maniera positiva e costruttiva su una rete che rischia ancora di divenire obsoleta e poco aderente alla nuova realtà degli italiani nel mondo”. “Gli Stati generali dell’Associazionismo italiano nel mondo, convocati per il prossimo anno, costituiscono una grande sfida per governo e Parlamento che dovranno presentarsi – ha concluso Porta – a quell’appuntamento con una chiara e definita proposta intorno alla quale mobilitare tutto il ‘Sistema Italia nel Mondo’ ; in questo senso impegnerò il Comitato della Camera, rendendolo strumento aperto di un confronto con i principali protagonisti dell’associazionismo italiano nel mondo”.

Notizia tratta dal sito del PD Nazionale www.partitodemocratico.it

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